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Hooray!

Bite dentale per la malocclusione: è utile? A cosa serve?

Cosa si intende per bite?

Si chiama Bite o Placca occlusale

È un dispositivo occlusale amovibile, generalmente costruito in resina trasparente di consistenza dura.

Si indossa sull’arcata superiore o sull’arcata inferiore.

Viene proposto come trattamento dei disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare che possono manifestarsi come dolore oro-facciale associato.

I disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare possono essere avvertiti come scrosci o click veri e propri durante i movimenti di apertura e/o di chiusura della bocca, e durante la masticazione del cibo.

In letteratura sono menzionate diverse tipologie di Bite.

  1. Bite o placca di Michigan
  2. Bite di ricondizionamento muscolare
  3. Bite di stabilizzazione
  4. Bite di riposizionamento
  5. Bite o placca di distrazione
  6. Bite di avanzamento mandibolare
  7. Placca di svincolo

Ad oggi i dati scientifici sull’utilizzo del Bite propendono per un suo effetto placebo o comunque di scarsa efficacia se non nel primo periodo di utilizzo.

Cosa fare nei casi in cui si avverte un problema all’articolazione temporo-mandibolare?

Bite o non Bite?

Prima di esprimere il mio punto di vista è necessaria una premessa:

La Gnatologia (la materia che si occupa dello studio dell’occlusione) nel corso degli ultimi 40 anni ha prodotto, come tutte le branche scientifiche, molteplici teorie riguardo la malocclusione.

Per malocclusione si intende un rapporto scorretto fra le arcate con i denti a contatto.

Lo sviluppo delle teorie che si sono succedute, unitamente ai vari tipi di approccio strumentale, assiografi, condilografi, elettomiografi, ecc., ha permesso di elaborare le più diverse filosofie di pensiero e quindi vari protocolli terapeutici.

Protocolli terapeutici purtroppo secondo me non chiari, ancora oggi fatti di tentativi e prove.

Pertanto la materia ancora oggi appare piuttosto imprendibile per molti e, nonostante tutti gli studi promossi da autorevoli conoscitori della materia, l’approccio terapeutico resta confinato a qualcosa più di astratto che reale.

Il risultato che se ne ottiene è che qualche paziente trova beneficio, molti altri no.

Il motivo per me risiede nei metodi di studio utilizzati sino ad oggi.

Perché?  Perché ancora oggi qualunque metodo abbinato a qualunque esame strumentale non permette di capire in fase diagnostica la posizione eventualmente scorretta della mandibola rispetto al mascellare superiore.

IL PROBLEMA È TUTTO QUI!

Se con i metodi attuali non è possibile fare una corretta diagnosi, qualunque trattamento rimane incerto.

Ancora oggi non esiste uno strumento diagnostico-strumentale che possa misurare la malocclusione e la sua entità. Nessuno attualmente riconosciuto scientificamente!

Fortunatamente per me, nel 2001, è arrivata la svolta nel campo della gnatologia.

Aver appreso dal prof. Gian Mario Esposito il metodo della Kinesiologia Applicata all’odontoiatria.

Il mio punto di vista

La possibilità di diagnosticare la patologia occlusale in modo assolutamente preciso con tale metodo, mi permette già in prima visita di ottenere risposte chiare.

Bite o non bite?

Il Bite può essere utilissimo se il paziente ne ha bisogno!

Se trasportiamo il discorso in campo oculistico … l’occhiale può essere utilissimo se il paziente ne ha bisogno.

Allora ritorniamo al punto cruciale: come fare per capire se un paziente necessita di un dispositivo occlusale?

La sistematica Kinesiologica che utilizzo da più di 20 anni mi permette di rispondere al quesito.

I problemi occlusali per cui un paziente è arrivato a lamentarsi di dolori articolari o click o qualunque altro sintomo sono pressoché infiniti.

Pensiamo solo a pianti col morso aperto o morso chiuso. Due condizioni ognuna delle quali può essere presente in un paziente che però presenta anche una latero-deviazione della mandibola.

Paziente che oltre ad avere una malocclusione caratterizzata da morso aperto chiuso associata ad una laterodeviazione, presenta qualche area edentula, con la mancanza di uno o più denti.

Quindi? Quante variabili? Infinite!

Proprio perché le variabili soggettive di ogni singolo paziente sono molteplici, non tutti i pazienti hanno bisogno di un Bite.

Ci sono problemi occlusali che possono essere risolti con altre terapie odontoiatriche perché è vastissima la variabilità soggettiva del problema masticatorio.

  1. Uno o più rifacimenti di otturazioni (restauri) eseguiti in passato con una altezza non corretta.
  2. Un molaggio (ritocco anche di un solo dente).
  3. Un trattamento ortodontico per riposizionare i denti, e quindi il rapporto fra le arcate, in modo corretto.
  4. Trattamenti protesici più o meno estesi per ridare i giusti contatti di stabilità a livello dei denti posteriori (i molari) e di ripristinare un corretto rapporto livello dei denti anteriori (incisivi).
  5. Trattamenti implanto-protesici anche per inserire il solo dente mancante responsabile della malocclusione.

Ci sono casi limite in cui non vi è lo spazio sufficiente (almeno 1,5 millimetri) per poter costruire un Bite, pena il rischio di possibile rottura perché troppo sottile.

Ci sono casi clinici nei quali il test kinesiologico rivela la necessità di aumentare di pochissimo l’altezza dei denti da un lato, mentre dall’altro lato si deve rialzare di più.

Ci son casi in cui la sistematica kinesiologica mette in evidenza un problema dell’articolazione temporo-mandibolare dovuta alla mancanza di altezza sufficiente a livello dei molari di un solo lato.

Per ritornare alla specialità oculistica come paragone, se vi è un problema di diottrie, le variabili terapeutiche sono infinite perché il paziente potrebbe avere un problema di due diottrie diverse sui due occhi.

Uno dei due inoltre potrebbe essere più miope o astigmatico, e tante altre combinazioni.

Il campo delle possibilità terapeutiche è veramente molto ampio.

Per cui tutto parte da una buona diagnosi che gli oculisti e gli ottici possono determinare poiché possiedono della strumentazione dedicata.

In odontoiatria la materia gnatologica ancora oggi è orfana di uno strumento affidabile scientificamente.

Pertanto per il dentista identificare il disordine occlusale, piccolo o grande, con tutte le sue variabili di sistema orale, come fa lo specialista col disordine oculare è praticamente impossibile.

A MENO CHE SECONDO ME NON SI UTILIZZI IL METODO KINESIOLOGICO!!!

Dunque ……dare un Bite ad un paziente che non ne ha bisogno, è come dare un occhiale ad un paziente che non lo necessita.

Il problema è il Bite? Il problema è l’occhiale? NO

Come l’occhiale anche il Bite è un compenso, un dispositivo che serve per aggiungere ciò che manca, per ripristinare una funzione, nel nostro caso occlusale.

Quindi nel mio studio propongo un Bite solo a chi ne ha bisogno ma solo dopo attenta analisi kinesiologica.

Nel mio Studio si adotta una terapia occlusale che nel caso specifico (a chi ne ha veramente bisogno) prevede l’utilizzo di un Bite che consenta il ripristino di un corretto rapporto fra le arcate dentarie.